Le vie sociali dell’immaginario


Marzo P.L., Mori L. (2019) (A cura di), Le vie sociali dell’immaginario. Per una sociologia del profondo, Mimesis.

La questione dell’immaginario inizia lì dove termina la dicotomia che lo vede contrapporsi al reale. Fuoriuscendo da questa logica disgiuntiva, è possibile considerare l’immaginario come la sorgente della costruzione e della trasformazione della realtà sociale. Una serie di saggi – dedicati ai processi generativi degli ambienti socio-antropologici, alle dinamiche d’integrazione, di dominio e resistenza, al mutamento sociale, alle metamorfosi dei media, della politica, dell’economia e delle rappresentazioni dell’alterità, nonché al mondo degli oggetti – dà forma a un volume che, nato nell’ambito della neocostituita sezione Immaginario della Associazione Italiana di Sociologia, si propone di individuare nell’immaginario una possibile via d’accesso alla comprensione profonda della vita sociale.


Pier Luca Marzo insegna Sociologia generale e dell’immaginario all’Università degli Studi di Messina. Attraverso l’approccio morfologico, i suoi interessi di ricerca sono orientati alla comprensione delle metamorfosi bio-sociali indotte dalla tecno-scienza. Lungo questo percorso scientifico, le sue pubblicazioni si sono occupate della naturalizzazione del mutamento sociale, di teoria sociale dell’artificiale, della costruzione digitale del corpo, di zootecnica politica, dell’immaginario neutro della tecnica, di accelerazione del tempo e postumano. A questo tema ha dedicato la sua ultima monografia La natura tecnica del tempo. L’epoca del post-umano tra storia e vita quotidiana (Mimesis, 2013). È fondatore e direttore della rivista “Im@go. A Journal of the Social Imaginary” (Mimesis) e membro del direttivo della sezione AIS – Immaginario.

Luca Mori insegna Sociologia all’Università degli Studi di Verona. I suoi interessi di ricerca si concentrano principalmente nell’ambito della teoria sociale, della sociologia dell’immaginario, della sociologia della salute e degli studi sociali sulla scienza e la tecnologia. È membro del direttivo della sezione AIS – Immaginario e del comitato editoriale della collana Im@go books della casa editrice Mimesis. Tra le sue pubblicazioni: I numeri dell’io. Immaginario neoliberale e quantificazione del sé (Im@go, 2017); An Ambiguous Health Education: The Quantified Self and the Medicalization of the Mental Sphere (con A. Maturo e V. Moretti; IJSE, 2016). Assieme a Lorenzo Migliorati ha recentemente tradotto e curato l’edizione italiana di Trauma. La rappresentazione sociale del dolore di Jeffrey Alexander (Meltemi, 2018).


Indice del volume:

(Clicca sul titolo del saggio per leggere l’abstract)

Domenico Secondulfo, Prefazione. Per una sociologia dell'immaginario e del profondo - -
Pier Luca Marzo, Luca Mori, Introduzione. La prospettiva sociologica dell'immaginario - -
PRIMA PARTE: Natura, conoscenza e società
Pier Luca Marzo, La natura immaginaria del sociale: un percorso morfologico

Il saggio si propone di intrecciare la dimensione immaginativa con quella dell’umano. Attraverso un approccio morfologico di derivazione goethiana, tale dimensione verrà compresa come quella sfera di senso entro la quale l’uomo crea socialmente una sua seconda natura. L’immaginario è inteso, pertanto, come quell’ambiente socio-antropologico dove le comunità umane si radicano nel mondo costruendo, in forme differenziate, la realtà sociale. Più nello specifico, il saggio si concentrerà sulla natura immaginaria della modernità, cercando di individuarne i nuclei che ancora oggi regolano l’ecosistema tecnico del mondo globale: la spiritualizzazione del denaro, la visione faustiana del mondo e la mobilitazione totale del lavoro.

Fabio D’Andrea, Valentina Grassi, La potenza dell’immagine. Immaginario, conoscenza e metodo nella creazione sociale della realtà

La concezione weberiana della cultura come “sezione finita” dell’infinità del mondo pone la questione del processo di creazione culturale in termini di generazione e attribuzione di senso, qui inteso come ciò che rende la vita comprensibile e accettabile nel suo disequilibrio tra gioia e dolore; interroga inoltre la stabilità di questa impresa: la costante erosione cui il divenire del mondo (infinito) sottopone le culture (finite) richiede una rigenerazione altrettanto costante di senso e significato che passa per canali oggi marginalizzati fino all’eclissi, il principale dei quali è il simbolo. In questo processo l’immaginario gioca un ruolo fondamentale, sia per la selezione di ciò che entrerà nella “sezione finita”, sia per la sua articolazione valoriale. Qui se ne segue il percorso carsico nel dibattito attraverso la chiave interpretativa della dicotomia reale/irreale. A partire da Bachelard, si disegna un affresco dei diversi approcci all’immaginario nel corso del XX secolo, per mostrare come la questione sia oggi di estrema importanza e urgenza, a fronte del fallimento più o meno evidente nella comprensione del mutamento sociale in atto.

SECONDA PARTE: Strutture e processi sociali
Luca Mori, L’immaginario e il legame sociale. La vita inconscia delle rappresentazioni: Durkheim, Bourdieu, Alexander

L’ipotesi su cui si centra l’intero capitolo cerca di esplorare la relazione che si ritiene corra tra l’efficacia integrativa dell’immaginario sociale e le possibilità che ad esso sono date di occultare la propria natura socialmente costruita. L’idea, cioè, è che più l’origine arbitraria e artificiale dell’immaginario è rimossa dalla coscienza degli attori e più esso riesce a realizzare il proprio potenziale d’integrazione sociale. Per saggiare la consistenza di tale interpretazione si cercherà di rintracciarne la presenza entro l’opera di tre pensatori che, nonostante le loro diversità alle volte anche molto stridenti, paiono accomunati da una certa sensibilità verso l’immaginario e il ruolo giocato dall’inconscio nella vita collettiva. Si sta parlando diile Durkheim, Pierre Bourdieu e Jeffrey Alexander. Si cercherà di mostrare l’esistenza, tra questi tre autori, di un dialogo sotterraneo centrato sulla forza integrativa dell’immaginario come funzione della sua capacità di penetrazione inconscia nelle menti degli attori sociali.

Mariagiovanna Musso, Immaginario, tecnologia e mutamento sociale

Sia la tecnica sia l’immaginario sono potenti motori del mutamento sociale. Ma in che modo operano e soprattutto in che relazione stanno fra loro?  Quali sono le svolte più significative dell’evoluzione tecnologica e della produzione immaginaria che hanno scandito la nostra storia, producendo le basi per una nuova Grande Trasformazione sociale e antropologica? La tesi sostenuta nel saggio è che nel rapporto fra immaginario e tecnica si sia prodotta un’inversione. Non solo la soglia fra realtà e immaginario è virtualmente abolita, ma la tecnica, oltre a essere un prodotto dell’immaginario è ormai in grado di assorbirlo, di modificarlo e di produrlo. L’immaginario, che una volta era il regno del mito e degli dei, oggi si è trasformato prevalentemente nel regno della tecnica, intesa come un sistema che agisce, autonomamente e autoreferenzialmente, trasformando sia gli aspetti fisici sia quelli immaginari dell’umano.

Stefano Cristante, Sergio Brancato, Immaginario e comunicazione (I, II)

Senza mezzi di comunicazione, il magmatico sistema di condivisione simbolica che chiamiamo immaginario collettivo non potrebbe esistere. L’immaginario si è accumulato sin dall’antichità più remota attraverso la parola; si è fissato nelle comunità e poi nelle società attraverso la parola scritta, per poi diffondersi nel pianeta sotto forma di parola stampata. Da allora, immaginario e comunicazione di massa hanno finito per attrarsi sino quasi a sovrapporsi, grazie alle tecnologie espressive che hanno alimentato la diffusione di immagini, di suoni, di mode, di personaggi e di ogni altro genere di riferimento “collettivamente vivo”.

Il contributo si articola in due saggi: il primo, di Stefano Cristante (“Dal dispositivo corporale di Homo sapiens all’immaginario tipografico della prima modernità”) si propone di descrivere alcuni dei modi principali in cui l’immaginario e la comunicazione sono entrati in sintonia nel corso del tempo antico. Il secondo, di Sergio Brancato (“Dal corpo analogico della riproducibilità tecnica all’immaginario digitale”), si occupa con particolare riguardo del rapporto tra l’immaginario collettivo e i media della modernità ottocentesca e novecentesca (fotografia, cinema, fumetto, televisione, reti digitali).

Antonio Tramontana, La materia dell’immaginario tra dinamiche e tensioni del mondo sociale

Il contributo vuole indagare la relazione tra il visibile e l’invisibile a partire dalla sociologia dell’immaginario. Utilizzando il mondo degli oggetti come campo di studi privilegiato, lo scopo è di mettere in luce come l’immaginario sia tutt’altro che astratto e molto prossimo al mondo dei sensi. Attraverso i concetti che provengono dall’antropologia filosofica, nella prima parte verrà chiarita la relazione tra corpo, immaginazione e immaginario. Nella seconda parte, invece, a partire dall’opera di Simmel e Benjamin, verrà posta in evidenza la capacità dell’immaginario cristallizzato negli oggetti di interagire nelle dinamiche e nelle tensioni sociali.

TERZA PARTE: Istituzioni e forme
Vincenzo Mele, Il materiale e l’immaginario

Il tema “immaginario ed economia” appare fin da subito abbastanza paradossale: il mondo economico viene rappresentato generalmente come il modo delle evidenze “pure e dure”, della contabilità arida dei fatti, del mondo della necessità come opposto a quello delle idee, della fantasia e del sogno. L’economia sarebbe infatti la “scienza triste” che fa i conti con il principio di realtà della scarsità dei beni obbiettivamente disponibili. L’economia, intesa in senso generico come dimensione materiale dell’esistenza, sembrerebbe avere a poco a che fare con la sfera dell’immaginario. In realtà, se si restringe l’attenzione alla riflessione filosofica e sociologica otto-novecentesca, possiamo osservare come molti autori che pure si sono confrontati (e sono stati a loro volta ispirati) dalla critica dell’economia politica e dal materialismo storico, abbiano sentito l’esigenza di confrontarsi con il mondo del mito, dell’immaginario o del simbolico tout court. Partendo dalle riflessioni di alcuni classici della sociologia cercheremo di chiarire alcuni aspetti di questo controverso rapporto.

Milena Meo, Le radici immaginarie della politica: una lettura weberiana

Il contributo si propone di portare alla luce la relazione che lega la politica con l’immaginario utilizzando come principale categoria di analisi il concetto di weltbild (immagine del mondo) proprio della riflessione weberiana attraverso il quale è possibile cogliere i mutamenti socio-politici in atto. Così, se la modernità è stata caratterizzata dalla prevalenza di un’immagine del mondo disincantata e razionale, oggi altre immagini parimenti vincolanti determinano una profonda ristrutturazione dello spazio politico e dei suoi codici definendo il modo in cui viene prodotta regolazione sociale.

Francesca Colella, Immaginari dell’alterità nelle società complesse

Il contribuito riguarda gli immaginari delle alterità (in particolare etniche, di genere e generazionali) in una società complessa come quella contemporanea che sembra essere caratterizzata sempre più da una pungente quanto (forse più spesso) dissimile consapevolezza della diversità, della differenza, dell’alterità. L’obiettivo del testo è approfondire il rapporto tra la complessificazione della realtà sociale e il concatenato processo di “riduzione della complessità” – mediante la costruzione di rappresentazioni sociali – come manifestazione della fondamentale volontà di autoconservazione dell’individuo. In tal senso, le rappresentazioni sociali si mostrano come un ponte tra realtà e immaginario, contribuendo all’instaurarsi di un gioco di vicinanza e di lontananza con l’alterità stessa.

Pier Paolo Zampieri, Il complesso di Caino, la tensione di Babele. Spazio, città, immaginario

Partendo dall’eccezionale sintesi grafica di Cedric Price, il capitolo vuole triangolare “lo stato di eccezione” della città con i concetti-mondo di spazio e immaginario, indagandone le relazioni di reciprocità. Le architetture, intese come oggetti situati nello spazio, sono gli strumenti usati dall’uomo per cercare di risolvere il suo irrisolvibile - e inquieto - rapporto con lo spazio, stretto tra lo strutturante complesso di Caino e l’eterotopica tensione di Abele. In questo senso un Menhir al centro di una campagna che pone fine alla stagione dell’erranza, un arco di pietra in grado di sintetizzare la democrazia nella Grecia Classica o il reticolo della metropoli postmoderna, sono solo alcuni esempi in cui la costruzione del mondo sociale, attraverso simboli nello spazio, può essere letta dialetticamente come un prodotto dell’immaginario e al tempo stesso come un suo produttore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *