Il doppio virus

di Emanuele Profumi

Alla fine ci siamo arrivati. Come una palla su un piano inclinato, siamo scesi sempre più velocemente sino alla sospensione delle garanzie democratiche pur di essere efficaci davanti all’emergenza sanitaria, all’epidemia che sta prendendo dei contorni inquietanti nel nostro Paese. Come se fosse la naturale conseguenza di una “fatalità” che ci porta a considerare le misure democratiche indifendibili davanti al contagio, come se le nostre minime libertà civili (di riunione, di manifestazione, di garanzia dei diritti sociali, come quello all’istruzione) siano un ostacolo decisivo per poter trattare il virus. Che può essere trattato solo se restiamo a casa, se disertiamo gli spazi pubblici. Eppure, proprio questo riflesso incondizionato, quasi atavico, che ci porta a sacrificare la nostra responsabilità e libertà democratica pur di “essere sicuri” ha qualcosa di sinistro. Anzi, sembra essere parte di un virus diverso.

Sin dall’antica Grecia, infatti, sappiamo che la logica di sospendere le libertà di tutti per affidarci a qualcuno che risolva un’emergenza che “lo richiede”, che sia sanitaria o economica o militare non cambia, come anche se questo lo fa un governo o una persona fisica, ha un nome che molti troveranno fastidioso e fuori luogo, ma che fuori luogo non è, purtroppo: tirannia. In Cina, oggi, vediamo come questa stessa logica viene non solo difesa, ma portata alle sue più cristalline conseguenze: il governo cinese ha imposto ai cittadini misure dove è chiaro che vengono trattati come sudditi (e/o bambini), pur di salvare loro le vite. Se non hai il tuo braccialetto o se esci di casa senza permesso, puoi essere arrestato, per attentato alla salute pubblica.

In Italia c’è chi guarda alla Cina non solo con simpatia, ma come a un modello da seguire, almeno nell’emergenza. Non sono forse riuscite queste misure a ridurre drasticamente il contagio?

Ora, questa domanda retorica, come il fatto che molte sincere persone democratiche in Italia non si rendano conto che il governo italiano sia arrivato “inevitabilmente” a eliminare le nostre minime garanzie democratiche, è il sintomo più evidente che, oltre al Corona Virus, oggi ci troviamo a dover trattare anche un altro Virus molto pericoloso, che regna incontrastato come un Re nascosto, ma pur sempre spietato: l’idea che la sospensione delle libertà democratiche sia necessaria per trattare l’emergenza. Questa convinzione implicita è alla base delle misure del governo e di moltissimi cittadini che le ritengono legittime.

La domanda che ci permette di smascherare questo Re invisibile che ci porta supinamente a sospirare davanti alla restrizione della democrazia nel nostro Paese, è questa: cosa ha fatto il governo per cercare di conciliare misure efficaci e difesa dei diritti civili e democratici? Abbiamo provato a prendere delle misure che si sono poste il problema dall’inizio?

Qualche esempio può essere d’aiuto:

  • 1) La chiusura delle scuole in tutta Italia allo stesso tempo, senza che fossero prese delle misure per garantire il diritto allo studio di milioni di bambini e ragazzi (con mezzi virtuali o con altro immaginato ad hoc) e senza considerare che ciò poteva essere necessario per alcune regioni del Nord, ma non certo per alcune del Sud, è stata fatta senza porsi questa domanda: come garantire il diritto allo studio in una situazione di emergenza?
  • 2) La sospensione del diritto di riunione e di manifestazione soffre dello stesso problema: come possiamo garantire il diritto di espressione e di dissenso in una situazione di emergenza? Quali strumenti abbiamo per farlo? Siamo destinati a sopprimerli, sino a quando le autorità sanitarie e politiche lo ritengono necessario? Oppure possiamo, dobbiamo, pensare a misure che ci restituiscano, seppur in modo diverso, la possibilità di farlo? Per esempio: è possibile riunirsi in modo che i rischi di contagio siano limitati? Le mascherine, le distanze, e altre misure analoghe, possono essere impiegate in questo senso per evitare di eliminare questi due pilastri dello Stato di diritto democratico?
  • 3) E’ possibile circoscrivere le misure più restrittive solo ad alcune fasce della popolazione e dare delle indicazioni sui comportamenti da adottare che non siano quelle di starsene semplicemente a casa? Ora, è chiaro che le misure drastiche prese dal governo, e sostenute dall’opposizione autoritaria, frustrata dal fatto che il governo si è comportato come avrebbero fatto loro, avranno una loro efficacia. Tuttavia, il fatto di non considerare sin dall’inizio il problema di come conciliare le misure di restrizione del contagio con i nostri diritti democratici, è l’indizio che quel riflesso incondizionato ci ha portato, quasi tutti, ad accettare che si possa, anzi SI DEBBA sacrificare la libertà alla sicurezza. E quì casca l’asino…e noi con lui..

Non è forse questo ad essere stato un leit motif da quando, dopo l’11 Settembre del 2001, abbiamo assistito all’affermarsi della “guerra infinita e permanente”, dell’ideologia della lotta al terrorismo? Non è questa convinzione ad essere uno degli ingredienti ideali decisivi alla base del consenso del populismo contemporaneo, ossia dei nuovi movimenti autoritari? Non è forse questa convinzione che sta erodendo, tra gli altri fattori, il consenso della prospettiva democratica contemporane e che ci inchioda alla condizione post-democratica?

Proprio questa convinzione implicita, questo presupposto immaginario, è alla base del consenso generale circa le misure di questo governo. Nessuno, infatti, osa contestarle da una prospettiva democratica. Nessuno, per quello che mi è dato sapere, ad oggi, si è alzato per porre la domanda: potevamo e possiamo cercare di NON eliminare i nostri diritti democratici in una situazione di emergenza? Come possiamo fare?

Questa semplice domanda è stata sopita. Anzi, non è proprio arrivata alla famosa anticamera del cervello. E se qualcuno prova a porla, come me, sulle reti sociali (facebook), viene continuamente condannato come se non fosse sufficientemente sensibile al problema dell’epidemia. Come se la stessa domanda, e la critica conseguente al governo e a chi lo giustifica, fosse un’espressione di disumanità e di lesa maestà.

In effetti lo è, se consideriamo il Re invisibile che va difeso da qualsiasi critica. Un Re vestito dei panni della normalità, non nudo quindi, ma invisibile ai più. La normalità di una società che sta voltando le spalle alla democrazia.

Hans Bellmer, Les Jeux de la Poupée VII (1939) L

La mancanza di lucidità davanti questo problema si può cercare di spiegare in molti modi. Personalmente credo che i media abbiano giocato un ruolo decisivo per trasformare la giusta e sacrosanta paura davanti al pericolo dell’epidemia in una sorta di condizione di sottile panico permanente, e che la debolezza del nostro sistema pubblico sanitario nazionale nell’affrontare il problema sia la principale condizione materiale che ci porta ad accettare la scorciatoia autoritaria alla difficile risposta democratica che ci sarebbe stato bisogno di sviluppare. Il fatto che, per esempio, non si sia investito subito in una campagna di massa di tamponi, o che non si siano obbligate le strutture sanitarie private a mettersi al servizio del problema, o che non si siano create delle strutture ad hoc negli spazi in disuso (come ex caserme, case vuote, etc etc), per affrontare l’emergenza, sicuramente ha portato a non vedere altre strade percorribili, se non quelle della restrizione generalizzata (e indiscriminata) delle libertà civili e democratiche.

Adesso che la frittata è fatta, e che si è affermata banalmente l’idea che le libertà democratiche vadano fatte saltare in una situazione di emergenza, perché “non si può fare diversamente”, ci ritroviamo tutti con un Virus in più da trattare. Quello che porta la Corona scintillante della perdita della nostra responsabilità democratica.

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