Del contratto e altre invenzioni della Modernità

by Fabio D’Andrea

 

La Modernità si è basata su scienza e calcolo per raccontarsi come la «fine della storia» (Fukuyama), una nuova eternità nella quale tutto ciò che aveva terrorizzato il genere umano per millenni sarebbe stato domato e gestito con poche conseguenze a carico di qualche minoranza sfortunata. Grazie alla matematica e alla statistica, ci si era sottratti al dominio del fato e uomini e donne non ne erano più le vittime impotenti. Mentre nelle società premoderne i rischi «rimanevano sostanzialmente “colpi del destino” che si abbattevano dal “di fuori” sugli uomini e nel “di fuori” erano compresi gli dèi, i demoni e la natura» (Beck 2008: 14), con le nuove abilità moderne le cose sono cambiate drammaticamente. Una nuova idea si è imposta con la forza combinata della scienza, della tecnologia e dell’economia, l’idea di un «patto sul rischio» (risk contract): «Che alle avventure che seguono l’apertura e la conquista di nuovi mercati e lo sviluppo e l’applicazione di nuove tecnologie si possa o si debba rispondere con un “patto sul rischio” è un’invenzione sociale che risale agli inizi della navigazione commerciale intercontinentale e che fu estesa a quasi tutte le zone problematiche dell’agire sociale, venendo poi progressivamente perfezionata» (Beck Conditio Humana: 14).
Il traduttore italiano di Beck, rendendo “risk contract” con “patto sul rischio”, ha probabilmente voluto accentuare la dimensione sociale dell’operazione descritta qui sopra, modificandone però significativamente il senso più ampio. Nel campo semantico del “contratto” è infatti facile riscontrare numerosi concetti molto noti, coi quali il “patto” ha poco a che fare: volontà, libertà, scelta, garanzia, assicurazione. Il contratto è l’utensile perfetto per controllare il proprio destino e per prevenire suoi eventuali colpi di coda imprevisti e pericolosi; è scritto meticolosamente, limato e sottoscritto liberamente e volontariamente. In altre parole, è una delle migliori figure della Modernità, anche sul versante oscuro della furbizia e dell’inganno; non è per caso se è arrivato a sussumere la gran parte delle relazioni umane anche al di fuori dell’economia: politica, matrimonio, cura.
Il solo problema – non da poco purtroppo – sta nel fatto che di quella Modernità capace di calcoli precisi e indennizzi non resta granché. La scala delle questioni in ballo esorbita le capacità di controllo umane, mentre le scienze si scoprono meno “dure” del previsto, confrontate a un sapere sfuggente che ne mette in crisi le fondamenta reincastonandovi l’incertezza che pretendevano di aver cancellato. Il contratto, in ogni sua configurazione, fa parte degli strumenti cui ci si ostina ad affidarsi in uno «scambio di secoli» (Anders), perché «i pericoli ai quali siamo esposti appartengono a un secolo diverso da quello a cui appartengono le promesse di sicurezza che cercano di domarli» (Beck Conditio Humana: 48). E questo vale per i rischi ambientali, gli scambi economici, le prospettive politiche…


 

Una risposta a “Del contratto e altre invenzioni della Modernità”

  1. Preg.mo Fabio D’Andrea,
    Condivido che il sapere umano rimanga incerto, per quanto è possibile giudicare a me (in modo in realtà purtroppo incompleto) e che siamo sempre, noi uomini occidentali, per lo più padroni di sapere sfuggente che continua, per di più, a mettere in crisi le sue fondamenta, – ma la invito a leggere questo breve post:

    https://smafmediazione.wordpress.com/scienze-sociali/ipotesi-sociologica/

    …sulla necessità di un sistema di controlli (amzichè una semplice critica dei fondamenti) in sociologia.
    Cordiali Saluti,

    Francesco Misuraca

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *