Appunti sulle fondamenta immaginali della pandemia

di Fabio D’Andrea

La contemporanea infrazione dell’ordine planetario dovuta all’insorgenza dell’epidemia Covid-19 porta con sé una miriade di questioni e domande. Dal mio personale punto di vista, la ritengo di grandissima importanza per i discorsi che vengo articolando da anni, poiché illustra emblematicamente la fondatezza delle tesi di Beck sulla «messa in scena dei rischi sociali», nonché la strettissima connessione di questa anche con la sfera immaginale, rivelando al tempo stesso l’essenza provvisoria del sapere scientifico e la necessità di ricalibrarne la comunicazione e la percezione diffusa. Il «sapere di non sapere», di nuovo nella profonda accezione beckiana, dovrebbe essere oggetto di insegnamento e parte di una rinnovata consapevolezza comune dell’essere nel mondo, al di là del superomismo moderno e a compensazione delle storture più evidenti che esso ha provocato nella (auto)rappresentazione del genere umano e del suo occupare la Terra.

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Dopo il coronavirus. Il mondo come lo stiamo pensando

L’Università di Strada è una rete di docenti e di spazi associativi in cui vengono organizzati appuntamenti su varie tematiche e argomenti con un approccio divulgativo. La rete si è costituita grazie alla proposta di Stefano Cristante (Università del Salento) e a seguito dell’esperienza dell’associazione Lecce Bene Comune. “Magnifica rettrice” è Luciana Castellina, giornalista, scrittrice, attivista, presidente onoraria dell’Arci.

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Mille e non più mille. L’immaginario del Corona virus

Appunti di Domenico Secondulfo

Il titolo medievalista è stato scelto di proposito nel suo richiamo apocalittico, perché da almeno un secolo non attraversavano l’Europa pestilenze o epidemie cui la scienza e la tecnologia non sapessero rapidamente mettere fine, detronizzandole dal rango di pestilenza a quello più modesto di malattia. Per l’attuale pandemia di corona virus pare invece che questo sia difficile da ottenere, ed è la pandemia, invece,  ad aspirare al rango di pestilenza. Il titolo medievale è stato anche scelto per sottolineare l’importanza della dimensione immaginaria, nell’anno 1000 praticamente nessuno degli abitanti dell’Europa sapeva di essere nell’anno 1000, fu successivamente, nel nostro immaginario, che creammo non soltanto l’idea di medioevo ma anche quella di anno 1000 come limite assoluto, come anno dell’apocalisse. Fu qualcosa di successivo, che vive soltanto nel nostro immaginario e non in quello dell’epoca cui si riferisce. Anche nella situazione attuale (benché tutti noi siamo perfettamente consapevoli di vivere nell’anno 2020, anno bisestile oltretutto, tanto per iniziare a creare legami con universi di significato ben consolidati, anche se razionalmente negati, nell’immaginario condiviso) la definizione di cosa stiamo vivendo è generata dal nostro immaginario e si riflette sulla realtà; per l’appunto definendola e dandoci quindi indicazioni su come agire in essa. L’immaginario che si sta sviluppando attorno all’attuale pandemia, e che costituisce la narrazione in base alla quale noi la interpretiamo e ci relazioniamo ad essa, può essere visto come un ipertesto generato dalla intersezione e dall’innesto di vari universi di significato, attualmente disponibili nel patrimonio collettivo dell’Occidente, sfere immaginali consolidate nella nostra cultura condivisa che intervengono in modo sinergico ma specifico, nel momento attuale, innestandosi in una o nell’altra nel generare la narrazione che stiamo vivendo. 

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