Brevi riflessioni per immaginare senza immaginario in un tempo senza tempo

di Giulia Crippa

Necropolitica che diventa macropolitica pubblica, la cui complessità va ben oltre la questione dell’emergenza. La riduzione della sanità pubblica è una necropolitica, scopriamo durante questo isolamento collettivo che accade in tutti i luoghi. Le linee guida su “sommersi e salvati” rispondono ufficialmente alle modalità di questa necropolitica. La priorità deve essere data a chi è produttivo nella società. Anziani e deboli non servono. 

Leggi tutto “Brevi riflessioni per immaginare senza immaginario in un tempo senza tempo”

Appunti sulle fondamenta immaginali della pandemia

di Fabio D’Andrea

La contemporanea infrazione dell’ordine planetario dovuta all’insorgenza dell’epidemia Covid-19 porta con sé una miriade di questioni e domande. Dal mio personale punto di vista, la ritengo di grandissima importanza per i discorsi che vengo articolando da anni, poiché illustra emblematicamente la fondatezza delle tesi di Beck sulla «messa in scena dei rischi sociali», nonché la strettissima connessione di questa anche con la sfera immaginale, rivelando al tempo stesso l’essenza provvisoria del sapere scientifico e la necessità di ricalibrarne la comunicazione e la percezione diffusa. Il «sapere di non sapere», di nuovo nella profonda accezione beckiana, dovrebbe essere oggetto di insegnamento e parte di una rinnovata consapevolezza comune dell’essere nel mondo, al di là del superomismo moderno e a compensazione delle storture più evidenti che esso ha provocato nella (auto)rappresentazione del genere umano e del suo occupare la Terra.

Leggi tutto “Appunti sulle fondamenta immaginali della pandemia”

Dopo il coronavirus. Il mondo come lo stiamo pensando

L’Università di Strada è una rete di docenti e di spazi associativi in cui vengono organizzati appuntamenti su varie tematiche e argomenti con un approccio divulgativo. La rete si è costituita grazie alla proposta di Stefano Cristante (Università del Salento) e a seguito dell’esperienza dell’associazione Lecce Bene Comune. “Magnifica rettrice” è Luciana Castellina, giornalista, scrittrice, attivista, presidente onoraria dell’Arci.

Leggi tutto “Dopo il coronavirus. Il mondo come lo stiamo pensando”

Mille e non più mille. L’immaginario del Corona virus

Appunti di Domenico Secondulfo

Il titolo medievalista è stato scelto di proposito nel suo richiamo apocalittico, perché da almeno un secolo non attraversavano l’Europa pestilenze o epidemie cui la scienza e la tecnologia non sapessero rapidamente mettere fine, detronizzandole dal rango di pestilenza a quello più modesto di malattia. Per l’attuale pandemia di corona virus pare invece che questo sia difficile da ottenere, ed è la pandemia, invece,  ad aspirare al rango di pestilenza. Il titolo medievale è stato anche scelto per sottolineare l’importanza della dimensione immaginaria, nell’anno 1000 praticamente nessuno degli abitanti dell’Europa sapeva di essere nell’anno 1000, fu successivamente, nel nostro immaginario, che creammo non soltanto l’idea di medioevo ma anche quella di anno 1000 come limite assoluto, come anno dell’apocalisse. Fu qualcosa di successivo, che vive soltanto nel nostro immaginario e non in quello dell’epoca cui si riferisce. Anche nella situazione attuale (benché tutti noi siamo perfettamente consapevoli di vivere nell’anno 2020, anno bisestile oltretutto, tanto per iniziare a creare legami con universi di significato ben consolidati, anche se razionalmente negati, nell’immaginario condiviso) la definizione di cosa stiamo vivendo è generata dal nostro immaginario e si riflette sulla realtà; per l’appunto definendola e dandoci quindi indicazioni su come agire in essa. L’immaginario che si sta sviluppando attorno all’attuale pandemia, e che costituisce la narrazione in base alla quale noi la interpretiamo e ci relazioniamo ad essa, può essere visto come un ipertesto generato dalla intersezione e dall’innesto di vari universi di significato, attualmente disponibili nel patrimonio collettivo dell’Occidente, sfere immaginali consolidate nella nostra cultura condivisa che intervengono in modo sinergico ma specifico, nel momento attuale, innestandosi in una o nell’altra nel generare la narrazione che stiamo vivendo. 

Leggi tutto “Mille e non più mille. L’immaginario del Corona virus”

Tra visibile e invisibile. Il convegno di metà mandato

Il 21 e il 22 novembre scorsi a Roma a palazzo Baleani e al museo MACRO si è tenuto il convegno di metà mandato della sezione Immaginario dell’AIS (Associazione Italiana di Sociologia). Il convegno cade a metà del primo triennio di vita della sezione ed è il primo dopo quello istitutivo tenutosi qualche tempo fa a Verona. Il convegno, dal titolo “Tra visibile e invisibile. Per una sociologia dell’immaginario e del profondo” ha visto in apertura la partecipazione sul tema del rapporto tra visibile ed invisibile di un neuroscienziato (Fabrizio Benedetti – ascolta l’audio), che ha parlato dell’effetto placebo, di un filosofo (Andrea Pinotti), che ha esplorato i confini tra immaginario virtuale, e di uno storico (Francesco Di Donato) che ha indagato l’esistenza e la funzione di poteri nascosti nell’ambito giuridico. Le successive sessioni di lavoro hanno approfondito il tema della sociologia del profondo, spaziando dall’alterità alla cura e al fumetto, ad una serie di indagini relative ai temi della comunicazione. 

Leggi tutto “Tra visibile e invisibile. Il convegno di metà mandato”

Le vie sociali dell’immaginario


Marzo P.L., Mori L. (2019) (A cura di), Le vie sociali dell’immaginario. Per una sociologia del profondo, Mimesis.

La questione dell’immaginario inizia lì dove termina la dicotomia che lo vede contrapporsi al reale. Fuoriuscendo da questa logica disgiuntiva, è possibile considerare l’immaginario come la sorgente della costruzione e della trasformazione della realtà sociale. Una serie di saggi – dedicati ai processi generativi degli ambienti socio-antropologici, alle dinamiche d’integrazione, di dominio e resistenza, al mutamento sociale, alle metamorfosi dei media, della politica, dell’economia e delle rappresentazioni dell’alterità, nonché al mondo degli oggetti – dà forma a un volume che, nato nell’ambito della neocostituita sezione Immaginario della Associazione Italiana di Sociologia, si propone di individuare nell’immaginario una possibile via d’accesso alla comprensione profonda della vita sociale.


Pier Luca Marzo insegna Sociologia generale e dell’immaginario all’Università degli Studi di Messina. Attraverso l’approccio morfologico, i suoi interessi di ricerca sono orientati alla comprensione delle metamorfosi bio-sociali indotte dalla tecno-scienza. Lungo questo percorso scientifico, le sue pubblicazioni si sono occupate della naturalizzazione del mutamento sociale, di teoria sociale dell’artificiale, della costruzione digitale del corpo, di zootecnica politica, dell’immaginario neutro della tecnica, di accelerazione del tempo e postumano. A questo tema ha dedicato la sua ultima monografia La natura tecnica del tempo. L’epoca del post-umano tra storia e vita quotidiana (Mimesis, 2013). È fondatore e direttore della rivista “Im@go. A Journal of the Social Imaginary” (Mimesis) e membro del direttivo della sezione AIS – Immaginario.

Luca Mori insegna Sociologia all’Università degli Studi di Verona. I suoi interessi di ricerca si concentrano principalmente nell’ambito della teoria sociale, della sociologia dell’immaginario, della sociologia della salute e degli studi sociali sulla scienza e la tecnologia. È membro del direttivo della sezione AIS – Immaginario e del comitato editoriale della collana Im@go books della casa editrice Mimesis. Tra le sue pubblicazioni: I numeri dell’io. Immaginario neoliberale e quantificazione del sé (Im@go, 2017); An Ambiguous Health Education: The Quantified Self and the Medicalization of the Mental Sphere (con A. Maturo e V. Moretti; IJSE, 2016). Assieme a Lorenzo Migliorati ha recentemente tradotto e curato l’edizione italiana di Trauma. La rappresentazione sociale del dolore di Jeffrey Alexander (Meltemi, 2018).


Indice del volume:

(Clicca sul titolo del saggio per leggere l’abstract)

Domenico Secondulfo, Prefazione. Per una sociologia dell'immaginario e del profondo - -
Pier Luca Marzo, Luca Mori, Introduzione. La prospettiva sociologica dell'immaginario - -
PRIMA PARTE: Natura, conoscenza e società
Pier Luca Marzo, La natura immaginaria del sociale: un percorso morfologico

Il saggio si propone di intrecciare la dimensione immaginativa con quella dell’umano. Attraverso un approccio morfologico di derivazione goethiana, tale dimensione verrà compresa come quella sfera di senso entro la quale l’uomo crea socialmente una sua seconda natura. L’immaginario è inteso, pertanto, come quell’ambiente socio-antropologico dove le comunità umane si radicano nel mondo costruendo, in forme differenziate, la realtà sociale. Più nello specifico, il saggio si concentrerà sulla natura immaginaria della modernità, cercando di individuarne i nuclei che ancora oggi regolano l’ecosistema tecnico del mondo globale: la spiritualizzazione del denaro, la visione faustiana del mondo e la mobilitazione totale del lavoro.

Fabio D’Andrea, Valentina Grassi, La potenza dell’immagine. Immaginario, conoscenza e metodo nella creazione sociale della realtà

La concezione weberiana della cultura come “sezione finita” dell’infinità del mondo pone la questione del processo di creazione culturale in termini di generazione e attribuzione di senso, qui inteso come ciò che rende la vita comprensibile e accettabile nel suo disequilibrio tra gioia e dolore; interroga inoltre la stabilità di questa impresa: la costante erosione cui il divenire del mondo (infinito) sottopone le culture (finite) richiede una rigenerazione altrettanto costante di senso e significato che passa per canali oggi marginalizzati fino all’eclissi, il principale dei quali è il simbolo. In questo processo l’immaginario gioca un ruolo fondamentale, sia per la selezione di ciò che entrerà nella “sezione finita”, sia per la sua articolazione valoriale. Qui se ne segue il percorso carsico nel dibattito attraverso la chiave interpretativa della dicotomia reale/irreale. A partire da Bachelard, si disegna un affresco dei diversi approcci all’immaginario nel corso del XX secolo, per mostrare come la questione sia oggi di estrema importanza e urgenza, a fronte del fallimento più o meno evidente nella comprensione del mutamento sociale in atto.

SECONDA PARTE: Strutture e processi sociali
Luca Mori, L’immaginario e il legame sociale. La vita inconscia delle rappresentazioni: Durkheim, Bourdieu, Alexander

L’ipotesi su cui si centra l’intero capitolo cerca di esplorare la relazione che si ritiene corra tra l’efficacia integrativa dell’immaginario sociale e le possibilità che ad esso sono date di occultare la propria natura socialmente costruita. L’idea, cioè, è che più l’origine arbitraria e artificiale dell’immaginario è rimossa dalla coscienza degli attori e più esso riesce a realizzare il proprio potenziale d’integrazione sociale. Per saggiare la consistenza di tale interpretazione si cercherà di rintracciarne la presenza entro l’opera di tre pensatori che, nonostante le loro diversità alle volte anche molto stridenti, paiono accomunati da una certa sensibilità verso l’immaginario e il ruolo giocato dall’inconscio nella vita collettiva. Si sta parlando diile Durkheim, Pierre Bourdieu e Jeffrey Alexander. Si cercherà di mostrare l’esistenza, tra questi tre autori, di un dialogo sotterraneo centrato sulla forza integrativa dell’immaginario come funzione della sua capacità di penetrazione inconscia nelle menti degli attori sociali.

Mariagiovanna Musso, Immaginario, tecnologia e mutamento sociale

Sia la tecnica sia l’immaginario sono potenti motori del mutamento sociale. Ma in che modo operano e soprattutto in che relazione stanno fra loro?  Quali sono le svolte più significative dell’evoluzione tecnologica e della produzione immaginaria che hanno scandito la nostra storia, producendo le basi per una nuova Grande Trasformazione sociale e antropologica? La tesi sostenuta nel saggio è che nel rapporto fra immaginario e tecnica si sia prodotta un’inversione. Non solo la soglia fra realtà e immaginario è virtualmente abolita, ma la tecnica, oltre a essere un prodotto dell’immaginario è ormai in grado di assorbirlo, di modificarlo e di produrlo. L’immaginario, che una volta era il regno del mito e degli dei, oggi si è trasformato prevalentemente nel regno della tecnica, intesa come un sistema che agisce, autonomamente e autoreferenzialmente, trasformando sia gli aspetti fisici sia quelli immaginari dell’umano.

Stefano Cristante, Sergio Brancato, Immaginario e comunicazione (I, II)

Senza mezzi di comunicazione, il magmatico sistema di condivisione simbolica che chiamiamo immaginario collettivo non potrebbe esistere. L’immaginario si è accumulato sin dall’antichità più remota attraverso la parola; si è fissato nelle comunità e poi nelle società attraverso la parola scritta, per poi diffondersi nel pianeta sotto forma di parola stampata. Da allora, immaginario e comunicazione di massa hanno finito per attrarsi sino quasi a sovrapporsi, grazie alle tecnologie espressive che hanno alimentato la diffusione di immagini, di suoni, di mode, di personaggi e di ogni altro genere di riferimento “collettivamente vivo”.

Il contributo si articola in due saggi: il primo, di Stefano Cristante (“Dal dispositivo corporale di Homo sapiens all’immaginario tipografico della prima modernità”) si propone di descrivere alcuni dei modi principali in cui l’immaginario e la comunicazione sono entrati in sintonia nel corso del tempo antico. Il secondo, di Sergio Brancato (“Dal corpo analogico della riproducibilità tecnica all’immaginario digitale”), si occupa con particolare riguardo del rapporto tra l’immaginario collettivo e i media della modernità ottocentesca e novecentesca (fotografia, cinema, fumetto, televisione, reti digitali).

Antonio Tramontana, La materia dell’immaginario tra dinamiche e tensioni del mondo sociale

Il contributo vuole indagare la relazione tra il visibile e l’invisibile a partire dalla sociologia dell’immaginario. Utilizzando il mondo degli oggetti come campo di studi privilegiato, lo scopo è di mettere in luce come l’immaginario sia tutt’altro che astratto e molto prossimo al mondo dei sensi. Attraverso i concetti che provengono dall’antropologia filosofica, nella prima parte verrà chiarita la relazione tra corpo, immaginazione e immaginario. Nella seconda parte, invece, a partire dall’opera di Simmel e Benjamin, verrà posta in evidenza la capacità dell’immaginario cristallizzato negli oggetti di interagire nelle dinamiche e nelle tensioni sociali.

TERZA PARTE: Istituzioni e forme
Vincenzo Mele, Il materiale e l’immaginario

Il tema “immaginario ed economia” appare fin da subito abbastanza paradossale: il mondo economico viene rappresentato generalmente come il modo delle evidenze “pure e dure”, della contabilità arida dei fatti, del mondo della necessità come opposto a quello delle idee, della fantasia e del sogno. L’economia sarebbe infatti la “scienza triste” che fa i conti con il principio di realtà della scarsità dei beni obbiettivamente disponibili. L’economia, intesa in senso generico come dimensione materiale dell’esistenza, sembrerebbe avere a poco a che fare con la sfera dell’immaginario. In realtà, se si restringe l’attenzione alla riflessione filosofica e sociologica otto-novecentesca, possiamo osservare come molti autori che pure si sono confrontati (e sono stati a loro volta ispirati) dalla critica dell’economia politica e dal materialismo storico, abbiano sentito l’esigenza di confrontarsi con il mondo del mito, dell’immaginario o del simbolico tout court. Partendo dalle riflessioni di alcuni classici della sociologia cercheremo di chiarire alcuni aspetti di questo controverso rapporto.

Milena Meo, Le radici immaginarie della politica: una lettura weberiana

Il contributo si propone di portare alla luce la relazione che lega la politica con l’immaginario utilizzando come principale categoria di analisi il concetto di weltbild (immagine del mondo) proprio della riflessione weberiana attraverso il quale è possibile cogliere i mutamenti socio-politici in atto. Così, se la modernità è stata caratterizzata dalla prevalenza di un’immagine del mondo disincantata e razionale, oggi altre immagini parimenti vincolanti determinano una profonda ristrutturazione dello spazio politico e dei suoi codici definendo il modo in cui viene prodotta regolazione sociale.

Francesca Colella, Immaginari dell’alterità nelle società complesse

Il contribuito riguarda gli immaginari delle alterità (in particolare etniche, di genere e generazionali) in una società complessa come quella contemporanea che sembra essere caratterizzata sempre più da una pungente quanto (forse più spesso) dissimile consapevolezza della diversità, della differenza, dell’alterità. L’obiettivo del testo è approfondire il rapporto tra la complessificazione della realtà sociale e il concatenato processo di “riduzione della complessità” – mediante la costruzione di rappresentazioni sociali – come manifestazione della fondamentale volontà di autoconservazione dell’individuo. In tal senso, le rappresentazioni sociali si mostrano come un ponte tra realtà e immaginario, contribuendo all’instaurarsi di un gioco di vicinanza e di lontananza con l’alterità stessa.

Pier Paolo Zampieri, Il complesso di Caino, la tensione di Babele. Spazio, città, immaginario

Partendo dall’eccezionale sintesi grafica di Cedric Price, il capitolo vuole triangolare “lo stato di eccezione” della città con i concetti-mondo di spazio e immaginario, indagandone le relazioni di reciprocità. Le architetture, intese come oggetti situati nello spazio, sono gli strumenti usati dall’uomo per cercare di risolvere il suo irrisolvibile - e inquieto - rapporto con lo spazio, stretto tra lo strutturante complesso di Caino e l’eterotopica tensione di Abele. In questo senso un Menhir al centro di una campagna che pone fine alla stagione dell’erranza, un arco di pietra in grado di sintetizzare la democrazia nella Grecia Classica o il reticolo della metropoli postmoderna, sono solo alcuni esempi in cui la costruzione del mondo sociale, attraverso simboli nello spazio, può essere letta dialetticamente come un prodotto dell’immaginario e al tempo stesso come un suo produttore.

Convegno di metà mandato: Call for Papers

sezione Immaginario / Associazione Italiana di Sociologia

Tra visibile e invisibile.
Per una sociologia dell’immaginario e del profondo

Roma, 21 e 22 novembre 2019

Università LUMSA | Museo MACRO

Piazza delle Vaschette, 101 | Via Nizza, 138

Pensiamo all’immaginario come alla parte invisibile del visibile, che lo sostiene e gli dà senso radicandolo e nutrendolo, attraverso vari livelli di significazione via via più profondi di cui è necessario scoprire mappa e contenuto. Possiamo rappresentare la cultura di una società come un oceano: sulla superficie vi sono mille onde, una diversa dall’altra, che vanno in tante direzioni, ciascuna con una sua particolare identità. Questa è la parte visibile, l’infinita fenomenologia del reale. Ma sotto la superficie l’oceano è più calmo, più silenzioso, vi dominano correnti larghe e maestose che, a vari livelli, spostano masse di acqua imponenti da un punto all’altro, influenzando poi ciò che può essere visto in superficie. Il sociologo del profondo deve saper nuotare tra le onde e immergersi nelle correnti del profondo, dev’essere nocchiero e palombaro mentre cerca di rinnovare il contatto tra queste dimensioni.

La sociologia dell’immaginario e del profondo vuole essere un ulteriore strumento della cassetta degli attrezzi del sociologo della tarda modernità: si tratta di una disciplina in corso di costruzione, che ha già individuato il suo oggetto e sta definendo le proprie metodologie, la propria epistemologia e le proprie tecniche di indagine. Abbiamo pensato che fosse utile costruire degli occhiali sociologici specializzati nello studio dell’immaginario sociale perché siamo convinti che esso sia una delle dimensioni consustanziali della società nel suo insieme.

Tanti sono i buchi della serratura da cui possiamo sbirciare ciò che c’è nella camera invisibile del profondo: arte, comunicazione, rappresentazioni sociali, il mondo delle cose e della cultura materiale, architettura, moda, la stessa scienza, e questo perché tutti gli oggetti, virtuali o concreti, che animano e costruiscono le società costituiscono il proprio senso in relazione con l’immaginario. Possiamo pensare un rapporto profondo, continuo, dialettico in cui parte dell’immaginario si fa società visibile, mentre questa reciprocamente si fa immaginario, si fa invisibile in un continuo reciproco aggiornamento e in un grande processo di costruzione- ricostruzione e interiorizzazione del mondo così come ciascuna società lo vive. E vivendolo, lo immagina.

Diverse grandi narrazioni immaginate si sono poi incarnate nella società e possono essere un esempio materiale di questo tipo di dialettica, come ad esempio le religioni, la pubblicità, la politica, soprattutto nella sua dimensione utopica; è impossibile concretizzare qualcosa se prima non si riesce ad immaginarla. Così come è impossibile dare senso a qualcosa, considerarla reale, se non si accede all’immaginario che l’ha creata. L’immaginario sociale è un complesso mosaico che incorpora come tessere segmenti di sapere, conoscenze ed emozioni che si coagulano intorno ad alcuni “nodi”, relativi ad aspetti particolari della vita e che rendono possibile per l’attore sociale compiere scelte e mettere in atto comportamenti. Ciò avviene in base a princìpi che hanno a che fare coi mondi dei valori e del desiderio, in una struttura di vincoli e di opportunità non sempre modificabili se non si attinge all’essenza profonda nella quale le nostre immagini del mondo prendono forma. Perché ciò che viene creduto reale, ci ricorda il teorema di Thomas, sarà reale nelle sue conseguenze.

In questo quadro d’insieme, la nostra proposta di studio dell’immaginario sociale si articola in tre macro-aree, che non sono né esaustive né esclusive, ma che dipingono un affresco di quelle che ci sembrano oggi le traiettorie maggiormente proficue per una sociologia dell’immaginario e del profondo:

Immaginario e trasformazioni dell’umano fra arte, scienza e tecnica. Fra le molteplici divaricazioni concettuali naturalizzate nel corso della Modernità, quella che oppone arte e scienza e quella che separa immaginario e tecnica sono fra le più generative e foriere di dicotomie apparentemente irriducibili. Generalmente, la scienza e la tecnica vengono infatti ricondotte al campo della conoscenza “certa” applicata all’agire pratico (pràxis) e al controllo del reale (mediato dalle tecnologie) mentre, all’opposto, arte e immaginario vengono ricondotti alla dimensione ideativa (idéa) ed espressiva mediata dalle strutture simboliche.

Ma fin dall’antichità, fatta salva la parentesi del moderno, i termini del rapporto fra arte e scienza, tecnica e immaginario sono profondamente mutati, dando luogo a connessioni e scissioni, ibridazioni e integrazioni, che costituiscono un campo di ricerca fertile e denso di implicazioni per la comprensione del presente. Inoltre, dalla metà del Novecento, il ruolo dell’immaginario (non solo mass-mediatico, ma anche artistico e scientifico) si è dimostrato cruciale nella creazione della realtà sociale. Insieme alle modifiche tecnologiche della sua riproduzione e agli effetti che ne derivano sull’aisthesis – specie all’intersezione fra operare artistico e operare tecno-scientifico – l’immaginario (inteso come la parte invisibile del visibile) costituisce il nucleo attorno al quale ruotano le prospettive più incisive di mutamento sociale, incluse le possibili metamorfosi dell’umano.

Muovendosi in questo quadro problematico, questa sessione del convegno intende accogliere quei contributi, sia teorici che empirici, utili a comprendere i processi di interazione fra arte, scienza, tecnica e immaginario e le prospettive che si aprono sul piano del rapporto uomo-natura e dei confini dell’umano.

Alterità. La società contemporanea sembra essere caratterizzata sempre più da una diffusa quanto (forse più spesso)ingenua attenzione alla diversità, alla differenza, all’alterità. L’attuale complessità delle alterità (culturali, di genere, generazionali, di abilità, ecc.) è intimamente correlata alle rappresentazioni sociali di queste, come vera e propria strategia per conoscere, categorizzare e ridurre la complessità stessa. Sospinti verso immagini, più vere di ogni realtà, che ci circondano nel mondo immaginale, si aprono così «impreviste e improbabili finestre di senso, mondi extraterritoriali alla realtà e al tempo cronologico, (…) che alludono a una gemma incastonata nella banalità del quotidiano» (G. Simmel).

Media, linguaggi estetici e prodotti culturali. I media sono il veicolo fondamentale dell’immaginario contemporaneo, i serbatoi inesausti da cui gli individui prelevano i frammenti di significato che compongono sotterraneamente gli orientamenti collettivi. In questa fase storica la questione principale si sta giocando sulla digitalizzazione, e sulla dialettica tra social media e media tradizionali. Molti studiosi parlano a questo proposito di un cambio di paradigma nella comunicazione di massa, e questo sarà uno dei temi principali di confronto del convegno. Nello stesso tempo la questione mediatica stimola alla riflessione sulle trasformazioni dei linguaggi e delle produzioni culturali, dalla retorica informativa dei nuovi giornalismi e dell’infotainment alla centralità narrativa sollecitata dall’esplosione delle serie televisive e dall’uso estensivo dello storytelling nella comunicazione politica.


Gli abstract (20 righe), completi di una breve bio-bibliografia degli autori, vanno inviati agli indirizziconvegnoimmaginario@gmail.com e valentina.grassi@uniparthenope.it entro e non oltre il 30/06/2019. Nell’abstract, almeno cinque righe saranno dedicate alla descrizione e a una prima riflessione sul percorso metodologico seguito, ed eventualmente sulle tecniche di indagine utilizzate, per individuare e sostenere gli argomenti trattati nel paper. In via sperimentale, tra le proposte ricevute, saranno selezionati anche 4 interventi che non prevedono, oppure non prevedono esclusivamente, la forma di presentazione testuale (prodotti audiovisivi, percorsi visuali, performance, ecc.). La comunicazione degli abstract accettati avverrà entro il 31/07/2019. 

Nel paper particolare attenzione dovrà essere dedicata a una riflessione e a una descrizione delle metodologie ed eventualmente delle tecniche utilizzate. I paper saranno successivamente pubblicati nelle riviste del network della sezione AIS Immaginario o in un volume collettaneo che raccoglierà gli atti del convegno.

L’avvenuta iscrizione al convegno andrà comunicata entro e non oltre il 30/09/2019 all’indirizzo convegnoimmaginario @ gmail.com previo pagamento della quota di iscrizione così articolata: strutturati (non soci AIS) €50; soci AIS €35; soci giovani e non strutturati €20.
La quota comprende l’iscrizione al convegno, i materiali di lavoro e i coffee break.

Il versamento avviene tramite bonifico bancario intestato a: AIS IT94D0200803444000400850394 presso Unicredit – Banca di Roma, Ag. di Caserta, P.zza Vanvitelli 24-28, 81100 Caserta; oppure tramite carta di credito utilizzando questo link: https://www.ais-sociologia.it/versamenti-aperti/
In entrambi i casi la causale dovrà essere “Cognome Nome convegno IMMAGINARIO”.

Le informazioni logistiche, hotel, cena sociale e altre notizie utili verranno pubblicate sull’apposita pagina sul sito www.immaginario.eu.

Il potere dell’immaginario e l’immaginario del potere

Il 17 e 19 Ottobre 2018, si è tenuto a Messina, presso il Dipartimento COSPECS, il ciclo di seminari, coordinato da M. Meo e P. L. Marzo, dedicato a “Il potere dell’immaginario e l’immaginario del potere”. Ospite speciale il Prof. Denis Fleurdorge, dell’Università di Montpellier III, che ha trattato il tema della simbolica del potere, il potere dei simboli e il caso Macron.

Locandina