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Sezione Immaginario dell’Associazione Italiana di Sociologia.

Chi siamo

Siamo un gruppo di sociologi, fondatori della sezione “Immaginario” presso l’Associazione Italiana di Sociologia. Riteniamo lo studio dell’immaginario una prospettiva di ricerca imprescindibile.

Complici la rivoluzione digitale, la globalizzazione dei mercati e l’esplosione delle dinamiche migratorie, il presente ci mette di fronte a un aumento vertiginoso dell’entità dei mutamenti socioculturali nonché dei ritmi con cui essi si susseguono. Fenomeni come la progressiva alterazione dell’umano da parte delle bio-tecnologie, il riemergere di strutture mitologiche nelle narrazioni mediali, la deformazione carismatica della vita democratica, il dilagare dell’integralismo religioso così come quello delle politiche securitarie volte ad arginarne gli effetti, costituiscono solo una piccola parte dei nuovi processi di trasformazione sociale la cui natura sembra sfuggire ai paradigmi interpretativi tardomoderni. Mai come oggi si è testimoni di una fase di reincanto del mondo generata da un pluriverso di rappresentazioni collettive (economiche, politiche, culturali, religiose, tecno-scientifiche, ecc.) la cui rilevanza rispetto ai processi di costruzione e decostruzione della realtà sociale risulta sempre più evidente. Ad imporsi con urgenza alla riflessione sociologica è dunque l’originaria problematicità della distinzione tra ciò che appare come reale e ciò che appare invece come immaginario. In altri termini, riteniamo impossibile elaborare letture efficaci della contemporaneità senza restituire alla sfera dell’immaginario la dignità euristica e la specificità che le competono e senza comprendere appieno il ruolo cruciale che essa gioca sull’agire sociale.

Quando parliamo di immaginario, ci riferiamo a simboli, rappresentazioni, narrazioni, miti e archetipi, posti a diversi livelli di profondità della vita sociale, attraverso cui attori e gruppi costruiscono, interpretano, comunicano e trasformano il reale. Essi, inoltre, trovano ampia concrezione nel design degli oggetti, nelle architetture, nelle forme estetiche, nelle cornici di senso della vita quotidiana, nei prodotti culturali, ecc. Intrinseche alla sfera dell’immaginario sono sia la realtà dell’immagine sia la pratica dell’immaginazione. Con ciò intendiamo sottolineare la natura dinamica e morfogenetica della sfera dell’immaginario: le immagini in cui esso si articola non possono che essere frutto di processi collettivi di elaborazione simbolica. L’immaginario, dunque, rappresenta sia la struttura che orienta l’azione degli individui, sia il frutto creativo e trasformativo del loro agire.

Da quanto detto, si deduce che l’ambito dell’immaginario si prospetta come un terreno ambiguo, dove si sovrappongono e si scontrano processi d’integrazione e di conflitto, di libertà e di dominio. L’esercizio delle facoltà immaginative, infatti, può costituire una pratica di resistenza e affrancamento dal potere, così come il dispositivo attraverso il quale i gruppi egemoni realizzano e mantengono la loro supremazia. Questo perché se da un lato l’immaginazione può costituirsi come un momento di contrasto e di rottura rispetto alle strutture e alle gerarchie simboliche dominanti, dall’altro lato essa può anche finire col riprodurle inconsciamente. Da questo punto di vista, allora, una sociologia dell’immaginario si distingue anche per essere una sociologia dalla forte valenza critica e decostruttiva.

Tre ci sembrano essere i filoni di ricerca – tra loro peraltro strettamente intrecciati – con cui la prospettiva dell’immaginario deve confrontarsi in via privilegiata. Questi sono:

  • i sistemi di credenze collettive;
  • la produzione e la fruizione delle differenti forme estetiche;
  • gli usi e le rappresentazioni della tecnologia.

A proposito del primo tema, la disgiunzione delle forme di nazionalismo dalle tradizionali cornici statuali, l’incessante tribalizzazione della società civile, i continui usi creativi della memoria collettiva, il dilagare delle logiche neoliberiste nei più disparati ambiti d’azione e d’esperienza segnalano, a nostro avviso, una dislocazione progressiva delle poste in gioco politiche sui processi immaginativi di costituzione identitaria e di produzione del legame sociale.

Riguardo al secondo tema, invece, riteniamo che una sociologia dell’immaginario non possa precludersi il confronto serrato con le differenti espressioni della dimensione estetica nei sistemi sociali, sia in considerazione dell’ampia diffusione di pratiche espressive e culturali, sia nella prospettiva dell’apertura di un dialogo con chi fa e pensa l’arte, spesso ponendo interrogativi e riflessioni che meritano una nuova attenzione strategica da parte delle sociologhe e dei sociologi. E questo perché pensiamo che nell’espressione estetica trovino manifestazione visibile le tensioni e i sommovimenti della vita sociale più profondi e nascosti.

Infine, irrinunciabile ci appare l’analisi del nuovo ruolo che assume la tecnologia nella società contemporanea. Anche a questo riguardo vale quanto appena detto a proposito dello studio delle forme estetiche. Siamo infatti dell’avviso che la tecnologia non vada considerata come una variabile esogena, ma che al contrario vada plasmandosi in base agli assetti dei differenti immaginari sociali. Allo stesso tempo, la tecnologia ha approntato le piattaforme comunicative tramite cui l’immaginario pare esprimersi e autorappresentarsi in via privilegiata.

L’accenno ai campi d’indagine non può che orientare il discorso sul tema del metodo e delle tecniche di ricerca. Considerata l’insufficienza di qualsiasi tipo di monismo, pensiamo che poliedricità e pluralismo metodologico costituiscano una delle principali risorse del lavoro sull’immaginario. In linea con ciò riteniamo quella tra sociologie interpretative e mainstream una contrapposizione cui va posto rimedio: da un punto di vista strettamente metodologico, lo studio dell’immaginario sociale può essere svolto, come dimostrano i numerosi studi già condotti per esempio in contesto francese, tanto con un approccio prettamente quantitativo (si pensi ai lavori di ricerca sulle rappresentazioni sociali), quanto con un approccio qualitativo (si pensi all’utilizzo di tecniche di ricerca a orientamento biografico), quanto auspicabilmente con un approccio integrato quali-quantitativo, che faccia della complementarietà metodologica un’opportunità e un valido strumento di controllo della qualità dei materiali empirici eventualmente raccolti. Allo stesso modo riteniamo importante interrompere il progressivo allontanamento tra studiosi e orientamenti che segue all’accento esagerato posto sulle diverse specializzazioni intra e inter-disciplinari. Per questo è nostro desiderio ripristinare i contatti tra le diverse anime della sociologia e instaurare un dialogo realmente interdisciplinare con approcci differenti come quelli approntati da altre discipline quali, per esempio, l’architettura, la storia dell’arte, la filosofia, l’epistemologia e le neuroscienze.

 

 

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